Inaugurato il MediaPorto di Brindisi: un nuovo centro culturale al servizio delle nuove generazioni

Brindisi, 10 luglio 2023 – alle ore 19.00, è stato inaugurato il MediaPorto di Brindisi, situato al numero 1 di Viale Commenda. Questo progetto, finanziato dalla Regione Puglia all’interno del Programma Community Library e realizzato dalla Provincia di Brindisi, rappresenta un nuovo spazio culturale dedicato alla crescita delle nuove generazioni in una prospettiva di futuro tecnologicamente avanzato e umanamente sostenibile. Il MediaPorto è stato integrato nel Sistema dei Poli Biblio Museali della Regione Puglia.

Si presenta come un centro multimediale, con particolare attenzione all’audiovisivo, aprendo il dialogo verso i paesi e le culture del Mediterraneo. Questo centro testimonia e realizza l’idea di un luogo culturale pienamente inserito nel tessuto urbano, uno spazio prestigioso e di bellezza dedicato alla contemporaneità e al servizio della collettività.

All’inaugurazione hanno partecipato numerose personalità, tra cui Loredana Capone, Presidente del Consiglio regionale della Puglia, che ha sottolineato l’importanza del progetto Community Library per la costruzione di una nuova e più consapevole Cittadinanza Culturale. Grazia di Bari, Consigliera delegata per la Cultura della Regione Puglia, ha evidenziato come la rinascita della biblioteca rappresenti un tassello importante della strategia culturale regionale, che richiede un coordinamento tra la Regione Puglia e gli altri livelli istituzionali. Il Sindaco di Brindisi, Pino Marchionna, rinnova il legame con la comunità albanese e mette in rilievo l’importanza di uno sguardo più ampio su tutto il Mediterraneo, anche in vista del prolungamento del corridoio 8.

Durante l’inaugurazione, Jonid Jorgji, Direttore dell’Agenzia di Industrie Creative per il Comune di Tirana, e Simonetta Dellomonaco, Ideatrice del progetto MediaPorto, hanno condiviso le loro esperienze e visioni. Dellomonaco ha raccontato come il progetto sia nato dall’ispirazione di un melograno morso, in cui ogni chicco racchiude un significato simbolico che si completa solo con gli altri per questo il MediaPorto si compone di tre elementi chiave: l’aspetto gestionale, l’infrastruttura e il contenuto culturale e questi tre aspetti devono legare fra loro. All’interno del MediaPorto, sono presenti quattro meta-spazi in cui si svolgono diverse attività: la Biblioteca di Comunità, la Mediateca, che include spazi per eventi, un Auditorium e un’area dedicata al cinema e al gaming, il Creative Hub, una parte innovativa che favorisce la creazione di reti, inclusa quella con il distretto albanese e il Cine Lab Kids, un laboratorio ibrido che contrasta la povertà culturale e insegna mestieri legati all’industria cinematografica. L’intero progetto si basa sul concetto di Piazza del Sapere, che rappresenta il principio fondamentale della Community Library.

All’evento erano presenti anche Luigi De Luca, Direttore Regionale del Polo Biblio Museale, Emilia Mannozzi, Direttrice di Brindisi del Polo, e Toni Matarrelli, Presidente della Provincia di Brindisi. Durante la serata, è stato firmato un accordo di cooperazione culturale tra il MediaPorto di Brindisi e l’Agenzia per le Industrie Creative di Tirana. L’orario di apertura del MediaPorto sarà dalle 8:30 alle 20:00, offrendo così ampie opportunità di fruizione culturale alla comunità.

Per visitare il Media Porto apri questo video

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Pezzi di vita

Qualche giorno fa ho partecipato alla presentazione delle liste per le elezioni amministrative della mia città ed ascoltando le parole del candidato Sindaco Pino Marchionna. Devo dire che sono rimasta piacevolmente stupita dal fatto che il suo programma non contenesse promesse. Al contrario Marchionna punta con il suo mandato su due cose fondamentali: il dialogo con i cittadini e la creazione di un polo universitario nella nostra città.

È triste per noi genitori vedere i nostri giovani partire per altre città per studiare e magari non tornare più. Anch’io ho vissuto questa esperienza quando sono partita alla volta di Roma a 24 anni con 500€ messi insieme facendo la cameriera per tutta l’estate a Brindisi e in provincia, lavorando anche in due/tre locali nella stessa giornata. Volevo studiare, lavorare e poi tornare a Brindisi per fare la differenza nella mia città, per aprire qualcosa che potesse aiutare i giovani come me, per dare loro un luogo di aggregazione e liberarli dall’omologazione.

Invece poi, nonostante un lavoro ben retribuito e a tempo indeterminato, la nostalgia di Brindisi e soprattutto del profumo del mare, era sempre più forte tanto che dopo quattro anni ho lasciato la vita che mi ero costruita e sono tornata a casa.

Una volta nella mia città il profumo del mare mi ha dato l’ossigeno di cui sentivo la mancanza e avendo letto di un corso di studi proposto dall’Università di Bari nella sede di Brindisi ho deciso di informarmi. Il corso era innovativo “Progettazione e gestione delle attività culturali” le prime lezioni a cui ho preso parte erano della Professoressa Di Pierro che insegnava Letteratura italiana, nel mezzo del corso poi la Prof. ha inserito una sorta di seminario di Letteratura odeporica.

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È un genere letterario che tratta il viaggio, inteso come spostamento vero e proprio e può avere la forma di diario, insomma un resoconto di ciò che il viaggiatore ha visto durante questo il viaggio. Nel nostro caso – in quello della Prof. Di Pierro – è stato affrontato il Gran Tour del ‘700, un lungo viaggio che giovani aristocratici italiani e non, motivati dalla fame di sapere e conoscere, intraprendevano su tutto il territorio italiano. In particolare abbiamo esaminato i viaggi avvenuti presso la città di Brindisi. Quelle lezioni mi avevano rapito anima e corpo e avevo deciso immediatamente di iscrivermi al corso.

Lavoravo, per pagare le tasse universitarie e non gravare sui miei genitori, e studiavo, fino a che l’Università di Bari non è riuscita più a garantire la sede di Brindisi per sostenere gli esami e ha spostato tutto a Bari. Lo studio da pendolare/ lavoratore è difficile, avevo già provato questa esperienza dopo aver concluso il liceo. Quella volta avevo scelto Giurisprudenza a Lecce, anche in quel caso frequentavo le lezioni tutti i giorni – tranne il mercoledì – dalla mattina alla sera e il weekend lavoravo. Un giorno solo per studiare non bastava, soprattutto materie come diritto privato, commerciale amministrativo e via discorrendo. Quando non si dispone di un background familiare o di un’eredità o di un “cognome conosciuto” che ci favorisca spesso ci si sente sopraffatti dalle difficoltà e ci si domanda se sia possibile superarle senza una rete di supporto alle spalle.

Ma non dobbiamo mai dimenticare che ognuno di noi ha una storia personale, un talento, una passione che ci contraddistingue e ci rende unici. La vita non è facile per nessuno, ma è importante capire che la vera forza risiede nella determinazione e nell’impegno che mettiamo nella realizzazione dei nostri obiettivi.

Non dobbiamo mai lasciarci intimidire dalla mancanza di supporto esterno, ma piuttosto sfruttare la nostra determinazione e la nostra creatività per costruire la nostra strada verso il successo. Siamo tutti in grado di raggiungere i nostri sogni, basta avere il coraggio di credere in noi stessi e di lottare con tutte le nostre forze.

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Spiccare il volo non è un gesto banale, ma un atto di coraggio che richiede il coraggio di guardare oltre il cancello che ci separa dal mondo. Quel cancello rappresenta le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre incertezze: ci sentiamo al sicuro dietro di esso, ma in realtà siamo prigionieri di noi stessi. Per rompere le catene che ci tengono fermi, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre, di affrontare l’ignoto, di rischiare. Solo allora potremo spiccare il volo e volare alto, liberi di esplorare il mondo e di realizzare i nostri sogni più grandi. Non accontentarti di ciò che conosci, non farti bloccare dalle tue paure: alza lo sguardo e guarda oltre il cancello, perché solo così potrai raggiungere l’infinito cielo che ti aspetta.

Così ho deciso di aprire un’attività tutta mia su uno dei corsi più importanti della nostra città. Non esisteva niente o poco nel 2014 né su Corso Garibaldi, né nel resto della città. Abbiamo illuminato il corso per ben 10 anni, poi la stanchezza ha preso il sopravvento e l’impossibilità di cambiare le cose ci ha reso vulnerabili.

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Perciò, oggi ho capito che per cambiare le cose bisogna entrare nel sistema e battersi da dentro, portare la nostra voce nel palazzo e far tremare le finestre. Chi di voi mi conosce sa che sono una fucina di idee e sa bene che amo collaborare con chi sa più di me per il bene della città. So cosa volete perché in 10 anni di Beat amavo ascoltarvi dall’altra parte del bancone del bar ed è questa la cosa che mi manca di più. Parlare con voi e capire le vostre esigenze mi faceva sentire utile in qualche modo, ora si presenta la possibilità di poter dare vita a queste idee, insieme. Vi invito a riflettere su queste parole e a unirvi a me per lavorare insieme per il futuro di Brindisi.

Grazie.

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A Brignano piace vincere facile.

Caro Enrico, parlare male di Brindisi è come sparare sulla croce rossa, te lo dico in confidenza. Inoltre noi – brindisini – non amiamo che qualcuno possa parlare male della città, preferiamo farlo noi, ci riesce meglio.

Quest’anno il Teatro Verdi di Brindisi ha fatto incetta di polemiche.

Il primo a lamentarsi del freddo polare è stato Claudio Baglioni, anche lui da comico navigato ironizzava sulla settimana bianca in quel di Brindisi.

Ultimo il Ser Brignano che invece ha ironizzato sulla struttura del teatro – dozzinale a suo dire – La prima parte del suo “Ma … diamoci del tu!” è dedicata al giudizio architettonico di platea e galleria fino alle “pietre” – così definite dal comico – ossia i resti della civiltà romana conservati nell’area archeologica a cui si accede esternamente, visibili però nel foyer sopraelevato grazie al pavimento in vetro che ci regala l’opportunità unica di osservarli dall’alto con l’illusione di camminarci sopra.

Il pavimento del foyer Teatro Verdi di Brindisi. Esperienza unica.

Caro Enrico, ma tu ti rendi conto che per un attimo sei stato speranza nostra di vita? Il product placement della città di Brindisi? Io ci speravo, sai? Mi sono detta: vuoi vedere che questa mossa di coda serve a far pubblicità al nostro teatro? Ho pregato e aspettato, invece niente. L’unico mezzo ad occuparsi della questione è stato Facebook. Tu lo capisci vero che Facebook è dei boomer? Non hai scomodato neanche Instagram o TikTok. Non è stato nemmeno un intervento originale lo sai?

Sei venuto qui a dire: “questo non funziona, quello non si vede, quell’altro fa schifo…” Beh ma che cosa hai detto di nuovo? Lo sai che noi brindisini siamo più precisi di te?

Hai fatto lo splendido, hai calcato il palco del Teatro Verdi di Brindisi, sito in Largo Gianni D’Errico, 1 e hai sparato a zero! Bravo, bravo, mi complimento per l’originalità. Ma poi tra una risata ed un’altra mi mi sorge spontanea una domanda: Ma tu – ci davamo del tu, vero? – da dove vieni? Mica Roma è sto granché: cinghiali qua e là, spazzatura su e giù, il mare – se mare lo vuoi chiamare – ad 1 ora e ti deve andar bene, il polline che ti avvolge come la carta del ferrero rocher, ma tu che c’hai più di noi? Guarda Ser Brignano che la Via Appia ce l’abbiamo pure noi sai! E pure il traffico della Via Appia c’abbiamo. Tzè.

Sta cosa va detta, perchè sennò uno pensa che Brindisi non esiste. Invece no! Brindisi è stata capitale d’Italia ( e non per 1 giorno, bensì da settembre 1943 a febbraio del 1944) proprio per ospitare il re che fuggiva. E da dove fuggiva? Si caro Brignano, fuggiva da Roma. Scappa e scappa dove va il nostro caro sovrano a rifugiarsi? In quel buco di deretano – come lo chiamavano nel ‘700 i viaggiatori del Grand Tour – di Brindisi. Che mi sono sempre chiesta: Ma se no ci fossimo stati noi? Che guaio sarebbe successo? Quindi Brignano, anche meno, la prossima volta che verrai, ricordatelo bene!

Cioè non è che buttiamo via i soldi per i cartelli zio!

Ma poi l’accoglienza che abbiamo riservato a tutta sta gente non la vuoi mettere? Perchè tutto si può dire, ma noi brindisini siamo ospitali. E cosa faceva il re in quei giorni a Brindisi? Mo te lo racconto: Vittorio Emanuele passeggiava lungo i giardini del Castello Svevo, in Via dei Mille, 4 e la regina andava in Piazza Duomo – dove sorge la magnificente Cattedrale in stile romanico risalente al 1143 e si dedicava ad opere pie. Non ti dico cosa abbiamo fatto al compleanno di Vitto, che festa mamma mia. Per noi popolo brindisino ogni scusa buona per fare una festa e ancora oggi la nostra attività preferita è tagliare i nastri alle inaugurazioni! Ci piace magna e beve proprio come a voi e lo dice pure la nostra canzone popolare “La Puddica” “Pensa cu mangia e ‘mbivi non ti ndi ncaricari stasera pi lu presciu nu vaso tagghia dà”. (Pensa a mangiare e bere e non ti preoccupare stasera per l’eccitazione un bacio ti darò).

Ecco caro Brignano, tu hai fatto il tuo e il brindisino pur avendo tra le mani una ghiotta occasione di far parlare della propria amata città, ha optato per il patriottismo inutile e becero o ancora per perorare ulteriormente la tua causa senza né arte né parte.

Si chiama marketing si legge pubblicità indiretta.

A voi concittadini l’ardua sentenza.

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