A Brignano piace vincere facile.

Caro Enrico, parlare male di Brindisi è come sparare sulla croce rossa, te lo dico in confidenza. Inoltre noi – brindisini – non amiamo che qualcuno possa parlare male della città, preferiamo farlo noi, ci riesce meglio.

Quest’anno il Teatro Verdi di Brindisi ha fatto incetta di polemiche.

Il primo a lamentarsi del freddo polare è stato Claudio Baglioni, anche lui da comico navigato ironizzava sulla settimana bianca in quel di Brindisi.

Ultimo il Ser Brignano che invece ha ironizzato sulla struttura del teatro – dozzinale a suo dire – La prima parte del suo “Ma … diamoci del tu!” è dedicata al giudizio architettonico di platea e galleria fino alle “pietre” – così definite dal comico – ossia i resti della civiltà romana conservati nell’area archeologica a cui si accede esternamente, visibili però nel foyer sopraelevato grazie al pavimento in vetro che ci regala l’opportunità unica di osservarli dall’alto con l’illusione di camminarci sopra.

Il pavimento del foyer Teatro Verdi di Brindisi. Esperienza unica.

Caro Enrico, ma tu ti rendi conto che per un attimo sei stato speranza nostra di vita? Il product placement della città di Brindisi? Io ci speravo, sai? Mi sono detta: vuoi vedere che questa mossa di coda serve a far pubblicità al nostro teatro? Ho pregato e aspettato, invece niente. L’unico mezzo ad occuparsi della questione è stato Facebook. Tu lo capisci vero che Facebook è dei boomer? Non hai scomodato neanche Instagram o TikTok. Non è stato nemmeno un intervento originale lo sai?

Sei venuto qui a dire: “questo non funziona, quello non si vede, quell’altro fa schifo…” Beh ma che cosa hai detto di nuovo? Lo sai che noi brindisini siamo più precisi di te?

Hai fatto lo splendido, hai calcato il palco del Teatro Verdi di Brindisi, sito in Largo Gianni D’Errico, 1 e hai sparato a zero! Bravo, bravo, mi complimento per l’originalità. Ma poi tra una risata ed un’altra mi mi sorge spontanea una domanda: Ma tu – ci davamo del tu, vero? – da dove vieni? Mica Roma è sto granché: cinghiali qua e là, spazzatura su e giù, il mare – se mare lo vuoi chiamare – ad 1 ora e ti deve andar bene, il polline che ti avvolge come la carta del ferrero rocher, ma tu che c’hai più di noi? Guarda Ser Brignano che la Via Appia ce l’abbiamo pure noi sai! E pure il traffico della Via Appia c’abbiamo. Tzè.

Sta cosa va detta, perchè sennò uno pensa che Brindisi non esiste. Invece no! Brindisi è stata capitale d’Italia ( e non per 1 giorno, bensì da settembre 1943 a febbraio del 1944) proprio per ospitare il re che fuggiva. E da dove fuggiva? Si caro Brignano, fuggiva da Roma. Scappa e scappa dove va il nostro caro sovrano a rifugiarsi? In quel buco di deretano – come lo chiamavano nel ‘700 i viaggiatori del Grand Tour – di Brindisi. Che mi sono sempre chiesta: Ma se no ci fossimo stati noi? Che guaio sarebbe successo? Quindi Brignano, anche meno, la prossima volta che verrai, ricordatelo bene!

Cioè non è che buttiamo via i soldi per i cartelli zio!

Ma poi l’accoglienza che abbiamo riservato a tutta sta gente non la vuoi mettere? Perchè tutto si può dire, ma noi brindisini siamo ospitali. E cosa faceva il re in quei giorni a Brindisi? Mo te lo racconto: Vittorio Emanuele passeggiava lungo i giardini del Castello Svevo, in Via dei Mille, 4 e la regina andava in Piazza Duomo – dove sorge la magnificente Cattedrale in stile romanico risalente al 1143 e si dedicava ad opere pie. Non ti dico cosa abbiamo fatto al compleanno di Vitto, che festa mamma mia. Per noi popolo brindisino ogni scusa buona per fare una festa e ancora oggi la nostra attività preferita è tagliare i nastri alle inaugurazioni! Ci piace magna e beve proprio come a voi e lo dice pure la nostra canzone popolare “La Puddica” “Pensa cu mangia e ‘mbivi non ti ndi ncaricari stasera pi lu presciu nu vaso tagghia dà”. (Pensa a mangiare e bere e non ti preoccupare stasera per l’eccitazione un bacio ti darò).

Ecco caro Brignano, tu hai fatto il tuo e il brindisino pur avendo tra le mani una ghiotta occasione di far parlare della propria amata città, ha optato per il patriottismo inutile e becero o ancora per perorare ulteriormente la tua causa senza né arte né parte.

Si chiama marketing si legge pubblicità indiretta.

A voi concittadini l’ardua sentenza.

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