Il Metaverso: Dove Realtà e Fantasia si Scontrano in Modo Piacevolmente Confuso.

Nel vasto universo digitale che continua a espandersi a un ritmo sconvolgente, è emerso un nuovo fenomeno che sta catturando l’immaginazione di milioni di persone: il metaverso. Un luogo virtuale in cui la realtà e la fantasia si fondono in un turbinio di pixel e codice binario. Ma cosa è veramente il metaverso? È un’alternativa all’alienazione sociale o semplicemente un altro modo per evitare di stirare i panni sporchi? Scopriamolo insieme, in modo divertente e un po’ sarcastico.

un turbinio di pixel e codice binario

Il 23 giugno del 2003 fu lanciato da Linden Lab, grazie al suo designer, il fisico Philip Rosedale: Second Life. Questo altro mondo online è stato uno dei primi esempi di un ambiente virtuale tridimensionale in cui gli utenti potevano interagire tra loro e creare contenuti. Ha avuto un notevole successo nel periodo in cui è stato lanciato, ma la sua adozione di massa è stata limitata. Quindi, mentre Second Life può essere considerato un precursore del concetto di metaverso, il metaverso stesso è una visione più ampia e ambiziosa di un ambiente virtuale condiviso. Il futuro del metaverso è ancora in fase di definizione, ma l’interesse e gli sforzi per realizzarlo continuano a crescere.

Il metaverso è come una grande festa in cui tutti sono invitati, ma nessuno sa veramente cosa fare. Puoi creare il tuo avatar perfetto, comprare abiti di design virtuali e socializzare con persone di tutto il mondo senza dover affrontare i fastidi delle interazioni reali. Ma attenzione! Non dimenticare mai che nel metaverso, l’erba è sempre più virtuale. Quindi, se ti dimentichi di annaffiarla, rischia di scomparire nel nulla, insieme ai tuoi sogni di grandezza.

Sì, il metaverso può sembrare divertente e appassionante, ma come tutte le cose belle, c’è sempre un lato oscuro. Molti si sono persi tra i meandri di questa realtà digitale, abbandonando le responsabilità quotidiane per inseguire chimere virtuali. L’addiction al metaverso è un fenomeno reale, dove le persone preferiscono trascorrere ore a navigare tra mondi immaginari anziché affrontare il mondo reale. Quindi, assicurati di fare delle pause e tornare alla realtà ogni tanto, altrimenti rischi di finire senza soldi, senza amici e con la reputazione di essere “quello che vive nel metaverso”.

Uno dei lati divertenti del metaverso è la sua capacità di parodiare la vita reale. Puoi essere un supereroe, un musicista di successo o un imprenditore di fama mondiale, tutto con un semplice clic. Tuttavia, ricorda che la parodia è solo una copia imperfetta dell’originale. Quindi, se pensi di essere davvero bravo nel metaverso a ballare come Michael Jackson, forse potresti fare una prova nella tua camera da letto prima di fare figuracce in pubblico.

Una delle caratteristiche del metaverso è la possibilità di interagire con gli altri attraverso la realtà virtuale. Puoi incontrare sguardi intensi e sostenere conversazioni profonde, ma ricorda che nella realtà virtuale tutto può diventare imbarazzante. Immagina di guardare qualcuno negli occhi con il tuo avatar, solo per scoprire che sta cercando disperatamente di afferrare una pietra immaginaria nel mezzo della stanza. Un consiglio: mantieni sempre il tuo equilibrio e ricorda che la realtà virtuale non è così virtuosa come potresti pensare.

restiamo umani

Il metaverso è un luogo affascinante, pieno di opportunità e risate. Tuttavia, non dimentichiamoci della nostra umanità e della bellezza che si trova nel mondo reale. Può essere una piacevole evasione, ma è importante ricordare che non dobbiamo perdere il contatto con la realtà. Quindi, immergiti nel metaverso con un sorriso sulle labbra, ma tieni sempre una mano saldamente ancorata al mondo reale.

E tu, cosa ne pensi?

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Raffaella Carrà: Celebrando il compleanno dell’icona TV nel ricordo di una grande artista

Un omaggio alla straordinaria carriera di Raffaella Carrà e al suo impatto duraturo sulla televisione.

18 giugno 2023 – Oggi, nel giorno del compleanno di Raffaella Carrà, vogliamo ricordare l’incredibile eredità di questa icona della televisione che ha lasciato un’impronta indelebile nell’immaginario collettivo. Nonostante la sua prematura scomparsa nel 2021, l’eredità di Raffaella Carrà continua a vivere attraverso le sue performance indimenticabili e il suo influente contributo al mondo dello spettacolo.

Nata il 18 giugno 1943 a Bologna, Raffaella Carrà è stata un’autentica pioniera della televisione italiana. La sua personalità carismatica, la sua energia travolgente e il suo talento poliedrico hanno conquistato il pubblico di tutto il mondo. Dalla sua carriera come cantante di successo a quella di presentatrice televisiva e attrice, la Carrà ha saputo affascinare e coinvolgere il pubblico con il suo stile unico.

Attraverso programmi iconici come “Canzonissima”, “Pronto, Raffaella?” e “Carramba che sorpresa”, Raffaella Carrà ha lasciato un’impronta indelebile sulla televisione italiana. Le sue performance coinvolgenti, che combinavano musica, danza e spettacolo, sono diventate dei veri e propri eventi che hanno tenuto incollato il pubblico davanti allo schermo.

La sua abilità nel coinvolgere e interagire con il pubblico ha reso Raffaella Carrà una vera e propria icona di intrattenimento. Le sue coreografie travolgenti e i suoi look stravaganti hanno influenzato generazioni di artisti e spettatori, dimostrando una grande creatività e un’innovazione senza precedenti nel panorama televisivo.

Il compleanno di Raffaella Carrà è un’occasione speciale per ricordare e celebrare l’immenso contributo che ha dato come icona televisiva. È innegabile che Raffaella Carrà abbia lasciato un’eredità duratura nel mondo dello spettacolo. La sua personalità carismatica, il suo talento eclettico e la sua capacità di coinvolgere il pubblico hanno reso ogni sua apparizione televisiva un evento da non perdere. I suoi programmi, le sue canzoni e le sue coreografie hanno ispirato e intrattenuto milioni di persone in tutto il mondo.

Nonostante la sua assenza fisica, il suo impatto e la sua eredità sono ancora tangibili. I suoi successi musicali come “A far l’amore comincia tu” e “Tanti Auguri” continuano ad essere amati e cantati da persone di tutte le età. La sua capacità di trasmettere gioia e positività attraverso la musica è un testimone duraturo del suo talento unico.

Raffaella Carrà, con il suo spirito contagioso e la sua energia senza tempo, rimane un’icona televisiva amata e una fonte di ispirazione per molti. La sua eredità continuerà a vivere attraverso la sua musica, le sue performance e il suo impatto duraturo sulla cultura popolare.

Auguri Raffaella ovunque tu sia, il tuo ricordo e la tua eredità resteranno per sempre nel cuore dei tuoi fan e di coloro che hanno avuto il privilegio di vivere le tue indimenticabili esibizioni televisive.

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Allattamento in aula: un gesto rivoluzionario per la conciliazione tra maternità e carriera politica

Negli ultimi anni, il dibattito sulla conciliazione tra maternità e carriera professionale è diventato sempre più rilevante in diversi settori, compresa la politica. Un esempio significativo di questa sfida è stato recentemente espresso dalla deputata Gilda Sportiello, il cui gesto di allattare il suo bambino in aula ha suscitato un ampio dibattito e ha sollevato importanti questioni sulle politiche di sostegno alle donne in posizioni di potere. Questo evento si collega in modo interessante al libro di Donatella Briganti, Mamme M.I.A. Mamme Imprenditrici Allattano – Storie di difficile conciliazione, che affronta proprio il tema della maternità e della leadership femminile. In questo articolo, esploreremo il significato di tale gesto e il suo impatto sulla percezione della maternità nelle carriere politiche, mettendolo in relazione con il libro di Donatella Briganti.

Il gesto di Gilda Sportiello:

La deputata Gilda Sportiello ha attirato l’attenzione di tutti quando ha deciso di allattare il suo bambino durante una seduta parlamentare. Questo gesto è stato salutato da molti come un importante passo avanti nella lotta per la parità di genere e la conciliazione tra maternità e carriera politica. Sportiello ha dimostrato che le donne possono occupare ruoli di leadership e allo stesso tempo essere madri attente alle esigenze dei loro bambini.

L’importanza della conciliazione:

La maternità spesso rappresenta una sfida per le donne che desiderano intraprendere una carriera politica. Le lunghe ore di lavoro, i viaggi frequenti e gli impegni istituzionali possono essere difficili da conciliare con le responsabilità familiari. Tuttavia, l’allattamento in aula di Sportiello ha sollevato la questione della necessità di creare ambienti di lavoro più inclusivi e favorevoli alle donne che sono madri. Questo gesto ha portato alla luce la mancanza di politiche di sostegno adeguato per le donne politiche che desiderano essere presenti per i loro figli senza rinunciare alla loro carriera.

MAMME M.I.A. Mamme Imprenditrici Allattano – Storie di difficile conciliazione:

Il libro di Donatella Briganti, che affronta la maternità e la leadership femminile, fornisce un contesto rilevante per comprendere l’importanza dell’allattamento in aula di Sportiello. La giornalista-ghostwriter esplora le sfide che le donne affrontano nel perseguire carriere di leadership e come la società spesso richieda alle donne di fare scelte tra la maternità e il successo professionale. Tuttavia, il gesto di Sportiello dimostra che queste scelte non dovrebbero essere necessarie e che è possibile conciliare entrambe le sfere, aprendo la strada a una nuova visione della maternità e della leadership.

Nel libro di Donatella Briganti c’è anche la mia storia, quella dell’autrice e quella di altre 11 mamme, vi invito a leggerlo per comprendere le sfide uniche affrontate dalle donne nella loro esperienza di maternità. Il libro è acquistabile cliccando sul sito della casa editrice luoghinteriori, su amazon, feltrinelli, mondadori.

Se siete interessati a conoscere l’autrice di queste 12 storie di mamme coraggiose vi consiglio di seguire il profilo Instagram di Donatella Briganti, dove potrete scoprire ulteriori dettagli sul suo lavoro e le sue pubblicazioni. Inoltre, se vi trovate a Roma domani, 9 giugno, avrete l’opportunità di partecipare a un incontro speciale con l’autrice presso la Domus Bianca in Via Appiano 16 – Balduina. L’appuntamento è fissato per le ore 17:30. Non perdete questa occasione unica per entrare nel mondo delle mamme coraggiose e approfondire le sfide che affrontano nella società odierna.

In conclusione mi sento di essere solidale con la scelta all’allattamento in aula della deputata Gilda Sportiello poiché questo gesto rivoluzionario ha evidenziato la necessità di politiche di sostegno più efficaci per le donne in posizioni di potere, che permettano loro di essere madri senza dover rinunciare alle loro ambizioni professionali. Inoltre, il collegamento con il libro di Donatella Briganti offre un ulteriore spunto di riflessione sul tema della maternità e della leadership femminile. È importante promuovere una cultura che permetta alle donne di assumere ruoli di leadership senza che ciò le obblighi a fare scelte difficili tra famiglia e carriera. L’allattamento in aula di Gilda Sportiello rappresenta un passo significativo verso tale obiettivo, stimolando una discussione più ampia sulla necessità di creare ambienti lavorativi inclusivi e favorevoli alle donne che sono madri.

E tu che ne pensi?

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Che palle essere donne.

Anzi forse “che utero” sarebbe più appropriato.

Una mia amica dice che ci andrà meglio nella prossima vita.

Che palle, ma proprio a me doveva capitare sto stronzo di team.

Se credessi nella resurrezione, potrei anche trovare un motivo per sperare, ma purtroppo non ci credo. Quando morirò, diventerò semplicemente polvere, senza possibilità di una nuova vita. Vi immaginate se dovessi rinascere nuovamente donna?

Per favore, se qualcuno mi ascolta, datemi “le palle”… intendo quelle da uomo, non gli attributi, dato che ne sono già fornita.

La scelta va in un’unica direzione, lo ripeto come un mantra a mia figlia: studio, lavoro, fidanzato, casa, famiglia. Pensati professionista, pensati lavoratrice e poi se hai tempo pensati donna. Essere donna è una sfida, mia cara figlia, e non perché l’ho deciso io, ma è una realtà della vita.

La donna professionista viene guardata in cagnesco, dai non ce la raccontiamo!

Ricordo ancora i visi beffardi di fornitori, rappresentati e varie ed eventuali figure che desideravano collaborare con la mia azienda quando chiedevano di parlare con il titolare ed io dietro al bancone rispondevo “Eccomi, sono io il titolare”. Me lo ricordo bene, pensavano di fregarmi mostrando un sorriso stupito e quasi mi deridevano in faccia.

Per un periodo ho pensato di disegnarmi un pene sul viso così – almeno – avrei fornito loro una motivazione valida per ridere. 

I miei colleghi quando ho disegnato un pene sulla faccia.

Non desidero apparire come una donna insoddisfatta e lamentosa che si piange addosso. No, assolutamente no. Sono pienamente soddisfatta della mia vita. Anzi, posso vantarmi di aver avuto due figli, di aver gestito due locali nel centro della mia città e nel contempo essermi laureata non una, ma ben due volte, di avere una casa, un marito che mi ama. Non c’è altro che provare orgoglio verso se stessi e una grande soddisfazione. Tuttavia, durante la ricerca di lavoro, la risposta è sempre “Pur avendo apprezzato il Suo profilo, abbiamo deciso di orientare il percorso di selezione verso candidati con caratteristiche che meglio si adeguano alle specifiche competenze del ruolo ricercato”

L’ultima volta non ho resistito e ho deciso di rispondere, anche perché a silurarmi – così come indicato nella firma della mail – era tutto un TEAM delle risorse umane di un’azienda, che aveva – giustamente – preteso curriculum in formato elettronico più curriculum riscritto punto per punto insieme ad una lettera di presentazione – che avrei fatto prima a fare un colloquio e buonanotte – e nonostante tutto il TEAM si sia scomodato per rispondermi, ha pure sbagliato il mio nome! Ora è vero – mea culpa – non avevo letto che questo capo di minchia cercava un impiegatO, non unA impiegatA, quindi mi è venuta voglia di rispondere così:

“Caro Team di Selezione del Gruppo Tal dei Tali,

Vi ringrazio immensamente per aver apprezzato il mio profilo per la posizione di STAGE impiegatO. È davvero rassicurante sapere che il mio profilo è stato gradito, anche se non abbastanza per il vostro ruolo. Sono sicura che le “specifiche competenze” richieste siano qualcosa di così unico e straordinario che solo un ristretto gruppo di individui eccezionali può possedere.

È fantastico sapere che avete deciso di orientare il percorso di selezione verso candidati che si adattano meglio a queste caratteristiche speciali. Mi chiedo cosa faccia realmente la differenza tra me e questi super candidati! Forse sanno parlare con le piante, leggere la mente dei contabili o addirittura volare? Sono curiosa di sapere quali competenze straordinarie cercate per questa posizione.

Tuttavia, non preoccupatevi, non mi scoraggio facilmente. Continuerò la mia ricerca di un’opportunità che sia all’altezza delle vostre aspettative celestiali e che richieda competenze veramente fuori dal comune. Spero solo che il mondo sia pronto per una candidata del mio calibro.

Vi ringrazio ancora per avermi dato l’opportunità di sognare di far parte di un team così eccezionale. Spero che, un giorno, possiate trovare quel candidato perfetto che possiede le competenze speciali che cercate.

Distinti saluti,

UnA CandidatA con Competenze Troppo Banali per la Vostra azienda.

P.S.: Giusto per essere chiari, il mio nome è Gilda Pagnozzi non Giada PagnAzzi.”

Ma certo, perché una donna di 42 anni con figli e una laurea dovrebbe rimanere a casa a svolgere il ruolo di madre e non infastidire gli altri. È davvero la realtà più sensata e gratificante, non c’è dubbio. Si, ma per chi?

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Pezzi di vita

Qualche giorno fa ho partecipato alla presentazione delle liste per le elezioni amministrative della mia città ed ascoltando le parole del candidato Sindaco Pino Marchionna. Devo dire che sono rimasta piacevolmente stupita dal fatto che il suo programma non contenesse promesse. Al contrario Marchionna punta con il suo mandato su due cose fondamentali: il dialogo con i cittadini e la creazione di un polo universitario nella nostra città.

È triste per noi genitori vedere i nostri giovani partire per altre città per studiare e magari non tornare più. Anch’io ho vissuto questa esperienza quando sono partita alla volta di Roma a 24 anni con 500€ messi insieme facendo la cameriera per tutta l’estate a Brindisi e in provincia, lavorando anche in due/tre locali nella stessa giornata. Volevo studiare, lavorare e poi tornare a Brindisi per fare la differenza nella mia città, per aprire qualcosa che potesse aiutare i giovani come me, per dare loro un luogo di aggregazione e liberarli dall’omologazione.

Invece poi, nonostante un lavoro ben retribuito e a tempo indeterminato, la nostalgia di Brindisi e soprattutto del profumo del mare, era sempre più forte tanto che dopo quattro anni ho lasciato la vita che mi ero costruita e sono tornata a casa.

Una volta nella mia città il profumo del mare mi ha dato l’ossigeno di cui sentivo la mancanza e avendo letto di un corso di studi proposto dall’Università di Bari nella sede di Brindisi ho deciso di informarmi. Il corso era innovativo “Progettazione e gestione delle attività culturali” le prime lezioni a cui ho preso parte erano della Professoressa Di Pierro che insegnava Letteratura italiana, nel mezzo del corso poi la Prof. ha inserito una sorta di seminario di Letteratura odeporica.

Foto di brindisi_ph

È un genere letterario che tratta il viaggio, inteso come spostamento vero e proprio e può avere la forma di diario, insomma un resoconto di ciò che il viaggiatore ha visto durante questo il viaggio. Nel nostro caso – in quello della Prof. Di Pierro – è stato affrontato il Gran Tour del ‘700, un lungo viaggio che giovani aristocratici italiani e non, motivati dalla fame di sapere e conoscere, intraprendevano su tutto il territorio italiano. In particolare abbiamo esaminato i viaggi avvenuti presso la città di Brindisi. Quelle lezioni mi avevano rapito anima e corpo e avevo deciso immediatamente di iscrivermi al corso.

Lavoravo, per pagare le tasse universitarie e non gravare sui miei genitori, e studiavo, fino a che l’Università di Bari non è riuscita più a garantire la sede di Brindisi per sostenere gli esami e ha spostato tutto a Bari. Lo studio da pendolare/ lavoratore è difficile, avevo già provato questa esperienza dopo aver concluso il liceo. Quella volta avevo scelto Giurisprudenza a Lecce, anche in quel caso frequentavo le lezioni tutti i giorni – tranne il mercoledì – dalla mattina alla sera e il weekend lavoravo. Un giorno solo per studiare non bastava, soprattutto materie come diritto privato, commerciale amministrativo e via discorrendo. Quando non si dispone di un background familiare o di un’eredità o di un “cognome conosciuto” che ci favorisca spesso ci si sente sopraffatti dalle difficoltà e ci si domanda se sia possibile superarle senza una rete di supporto alle spalle.

Ma non dobbiamo mai dimenticare che ognuno di noi ha una storia personale, un talento, una passione che ci contraddistingue e ci rende unici. La vita non è facile per nessuno, ma è importante capire che la vera forza risiede nella determinazione e nell’impegno che mettiamo nella realizzazione dei nostri obiettivi.

Non dobbiamo mai lasciarci intimidire dalla mancanza di supporto esterno, ma piuttosto sfruttare la nostra determinazione e la nostra creatività per costruire la nostra strada verso il successo. Siamo tutti in grado di raggiungere i nostri sogni, basta avere il coraggio di credere in noi stessi e di lottare con tutte le nostre forze.

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Spiccare il volo non è un gesto banale, ma un atto di coraggio che richiede il coraggio di guardare oltre il cancello che ci separa dal mondo. Quel cancello rappresenta le nostre paure, i nostri dubbi, le nostre incertezze: ci sentiamo al sicuro dietro di esso, ma in realtà siamo prigionieri di noi stessi. Per rompere le catene che ci tengono fermi, dobbiamo avere il coraggio di guardare oltre, di affrontare l’ignoto, di rischiare. Solo allora potremo spiccare il volo e volare alto, liberi di esplorare il mondo e di realizzare i nostri sogni più grandi. Non accontentarti di ciò che conosci, non farti bloccare dalle tue paure: alza lo sguardo e guarda oltre il cancello, perché solo così potrai raggiungere l’infinito cielo che ti aspetta.

Così ho deciso di aprire un’attività tutta mia su uno dei corsi più importanti della nostra città. Non esisteva niente o poco nel 2014 né su Corso Garibaldi, né nel resto della città. Abbiamo illuminato il corso per ben 10 anni, poi la stanchezza ha preso il sopravvento e l’impossibilità di cambiare le cose ci ha reso vulnerabili.

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Perciò, oggi ho capito che per cambiare le cose bisogna entrare nel sistema e battersi da dentro, portare la nostra voce nel palazzo e far tremare le finestre. Chi di voi mi conosce sa che sono una fucina di idee e sa bene che amo collaborare con chi sa più di me per il bene della città. So cosa volete perché in 10 anni di Beat amavo ascoltarvi dall’altra parte del bancone del bar ed è questa la cosa che mi manca di più. Parlare con voi e capire le vostre esigenze mi faceva sentire utile in qualche modo, ora si presenta la possibilità di poter dare vita a queste idee, insieme. Vi invito a riflettere su queste parole e a unirvi a me per lavorare insieme per il futuro di Brindisi.

Grazie.

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A Brignano piace vincere facile.

Caro Enrico, parlare male di Brindisi è come sparare sulla croce rossa, te lo dico in confidenza. Inoltre noi – brindisini – non amiamo che qualcuno possa parlare male della città, preferiamo farlo noi, ci riesce meglio.

Quest’anno il Teatro Verdi di Brindisi ha fatto incetta di polemiche.

Il primo a lamentarsi del freddo polare è stato Claudio Baglioni, anche lui da comico navigato ironizzava sulla settimana bianca in quel di Brindisi.

Ultimo il Ser Brignano che invece ha ironizzato sulla struttura del teatro – dozzinale a suo dire – La prima parte del suo “Ma … diamoci del tu!” è dedicata al giudizio architettonico di platea e galleria fino alle “pietre” – così definite dal comico – ossia i resti della civiltà romana conservati nell’area archeologica a cui si accede esternamente, visibili però nel foyer sopraelevato grazie al pavimento in vetro che ci regala l’opportunità unica di osservarli dall’alto con l’illusione di camminarci sopra.

Il pavimento del foyer Teatro Verdi di Brindisi. Esperienza unica.

Caro Enrico, ma tu ti rendi conto che per un attimo sei stato speranza nostra di vita? Il product placement della città di Brindisi? Io ci speravo, sai? Mi sono detta: vuoi vedere che questa mossa di coda serve a far pubblicità al nostro teatro? Ho pregato e aspettato, invece niente. L’unico mezzo ad occuparsi della questione è stato Facebook. Tu lo capisci vero che Facebook è dei boomer? Non hai scomodato neanche Instagram o TikTok. Non è stato nemmeno un intervento originale lo sai?

Sei venuto qui a dire: “questo non funziona, quello non si vede, quell’altro fa schifo…” Beh ma che cosa hai detto di nuovo? Lo sai che noi brindisini siamo più precisi di te?

Hai fatto lo splendido, hai calcato il palco del Teatro Verdi di Brindisi, sito in Largo Gianni D’Errico, 1 e hai sparato a zero! Bravo, bravo, mi complimento per l’originalità. Ma poi tra una risata ed un’altra mi mi sorge spontanea una domanda: Ma tu – ci davamo del tu, vero? – da dove vieni? Mica Roma è sto granché: cinghiali qua e là, spazzatura su e giù, il mare – se mare lo vuoi chiamare – ad 1 ora e ti deve andar bene, il polline che ti avvolge come la carta del ferrero rocher, ma tu che c’hai più di noi? Guarda Ser Brignano che la Via Appia ce l’abbiamo pure noi sai! E pure il traffico della Via Appia c’abbiamo. Tzè.

Sta cosa va detta, perchè sennò uno pensa che Brindisi non esiste. Invece no! Brindisi è stata capitale d’Italia ( e non per 1 giorno, bensì da settembre 1943 a febbraio del 1944) proprio per ospitare il re che fuggiva. E da dove fuggiva? Si caro Brignano, fuggiva da Roma. Scappa e scappa dove va il nostro caro sovrano a rifugiarsi? In quel buco di deretano – come lo chiamavano nel ‘700 i viaggiatori del Grand Tour – di Brindisi. Che mi sono sempre chiesta: Ma se no ci fossimo stati noi? Che guaio sarebbe successo? Quindi Brignano, anche meno, la prossima volta che verrai, ricordatelo bene!

Cioè non è che buttiamo via i soldi per i cartelli zio!

Ma poi l’accoglienza che abbiamo riservato a tutta sta gente non la vuoi mettere? Perchè tutto si può dire, ma noi brindisini siamo ospitali. E cosa faceva il re in quei giorni a Brindisi? Mo te lo racconto: Vittorio Emanuele passeggiava lungo i giardini del Castello Svevo, in Via dei Mille, 4 e la regina andava in Piazza Duomo – dove sorge la magnificente Cattedrale in stile romanico risalente al 1143 e si dedicava ad opere pie. Non ti dico cosa abbiamo fatto al compleanno di Vitto, che festa mamma mia. Per noi popolo brindisino ogni scusa buona per fare una festa e ancora oggi la nostra attività preferita è tagliare i nastri alle inaugurazioni! Ci piace magna e beve proprio come a voi e lo dice pure la nostra canzone popolare “La Puddica” “Pensa cu mangia e ‘mbivi non ti ndi ncaricari stasera pi lu presciu nu vaso tagghia dà”. (Pensa a mangiare e bere e non ti preoccupare stasera per l’eccitazione un bacio ti darò).

Ecco caro Brignano, tu hai fatto il tuo e il brindisino pur avendo tra le mani una ghiotta occasione di far parlare della propria amata città, ha optato per il patriottismo inutile e becero o ancora per perorare ulteriormente la tua causa senza né arte né parte.

Si chiama marketing si legge pubblicità indiretta.

A voi concittadini l’ardua sentenza.

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