Voce del verbo comunicare.

Che cosa è la comunicazione?

Una convergenza linguistica-culturale – mi verrebbe da dire così su due piedi -.

Dal latino communicare, derivazione di communis (fonte Treccani); dal latino cum ossia con, e munire ovvero legare, costruire; e dal latino communico che significa mettere in comune, rendere partecipe. 

Indubbiamente, la comunicazione svolge un ruolo fondamentale all’interno della società, poiché si propone di instaurare una connessione significativa tra due o più individui o gruppi sociali. Al suo nucleo, la comunicazione implica necessariamente uno scambio reciproco tra chi trasmette un messaggio (l’emittente) e chi lo riceve (il ricevente).

Non si può non comunicare!

Partiamo da un punto primordiale: le nostre origini nelle foreste primordiali. In quei tempi antichi, la comunicazione era rudimentale, ma già allora era fondamentale per la sopravvivenza. Abbiamo imparato a comunicare, a cooperare e a creare legami sociali per affrontare le sfide dell’ambiente circostante.

La non comunicazione è impossibile perchè qualsiasi comportamento comunica qualcosa di noi e non si può non avere un comportamento.

La nostra storia non si è fermata alle origini nelle foreste primordiali. Siamo evoluti, e con questa evoluzione, il nostro “mondo naturale” ha subito profonde trasformazioni. Non è più rappresentato dalla foresta, ma dalla complessa società umana, con tutte le sue sfide e intricazioni. È qui che dobbiamo imparare a comunicare in modo efficace per essere veramente utili e sereni in questo ambiente in continua evoluzione.

È quindi, anche l’ambiente cambia e abbatte i confini delimitati della foresta perché si moltiplica.

una caverna mediata.

Nella cosiddetta età dell’abbondanza l’avvento del digitale, un codice attraverso cui è possibile far comunicare tutti i media con la stessa lingua, modifica le forme di diffusione delle informazioni: il rapporto comunicativo si specializza in rapporto ristretto e le due forme non si sostituiscono, ma convivono sempre in nome della convergenza, ossia si creano nuovi (e sempre nuovi) ambienti nei quali i mezzi di comunicazione si sovrappongono, si mescolano, si ibridano. 

Si evolve il linguaggio e si manifesta attraverso un adattamento dinamico ai mutamenti sociali e culturali dell’epoca, parallelo al processo di evoluzione della comunicazione stessa.

In ogni tappa dell’evoluzione umana, ci siamo confrontati con un progresso che è stato fondato non solo sulla repressione degli istinti, ma, in modo più preciso, sulla trasformazione dall’homo erectus all’homo sapiens – o, ancora più aderente alla realtà, all’homo convergente.

L’importanza vitale della comunicazione nel corso della nostra evoluzione come società umana è un concetto che non possiamo trascurare. Come saggiamente sostiene Michele Putrino, la nostra società costituisce il nostro “mondo naturale”, il contesto in cui viviamo e prosperiamo. Per conseguire una prosperità serena in questo mondo, è imperativo acquisire e coltivare l’arte della comunicazione empatica e costruttiva.

La comunicazione diventa – e lo è sempre stato –  il collante che tiene insieme la nostra società. Attraverso di essa trasmettiamo idee, valori, conoscenza ed emozioni. 

Solo attraverso la comunicazione facciamo uso di un linguaggio intrinsecamente intrecciato con gli aspetti sociali e culturali, che funge da strumento di coesione. Essa si configura come un veicolo che contribuisce a mantenere l’identità culturale e sociale, poiché è tramite la comunicazione che trasmettiamo un messaggio. 

Le scienze sociali hanno costantemente manifestato un profondo interesse per il linguaggio e il suo impatto sulla vita umana, poiché, come afferma Marshall McLuhan, la comunicazione è un mezzo di trasporto essenziale che plasma la nostra esistenza.

Il processo che connette l’Homo sapiens all’ambiente circostante è definito come “mediazione” – stare in mezzo – . In questo contesto, l’ambiente in cui l’uomo è immerso non è una realtà statica o confinata, come una caverna, ma piuttosto comprende una varietà di contesti, ciascuno dei quali offre esperienze uniche. Questa interazione continua tra l’essere umano e il suo ambiente consente una modifica reciproca, un processo di trasformazione bilaterale.

La comunicazione è il filo conduttore che attraversa la nostra evoluzione come società umana, plasmando il nostro mondo naturale e consentendoci di prosperare e vivere.

Per molti secoli la comunicazione ha generato uno scambio tra individui che conoscono lo stesso codice e questa tesi viene legittimata dalle considerazioni del sociologo francese Pierre Bourdieu, secondo cui l’individuo si muove nella società a seconda della propria classe di appartenenza.

Una classe sociale definita da quattro tipi di capitale tra i quali il capitale culturale, un bagaglio di beni e/o risorse acquisite dall’individuo per ereditarietà, una sorta di naturalismo zoliano per cui il comportamento di ogni essere umano è determinato dalla propria origine e dal proprio ambiente; il capitale economico; il capitale sociale, definito dalla serie di reti sociali nelle quali l’individuo si connette al mondo ed infine il capitale simbolico, legato ad un atto riconoscimento legittimato proprio dell’uomo. Queste forme convivono fra loro – o meglio convergono – e quindi posso essere trasferite per permettere all’uomo di vivere l’insieme di probabilità che una persona ha di accedere a determinate posizioni del campo – le regole del gioco – che generano una sorta di network di legami fra individui. 

Bourdieu collega questa teoria all’idea di “habitus,” che rappresenta il punto d’incontro tra le scelte personali dell’individuo e i condizionamenti sociali che caratterizzano il suo ambiente di formazione. Questa prospettiva sottolinea un approccio costruttivista alla realtà, in cui la realtà stessa è oggettivata attraverso una rete di significati culturali e simbolici costruiti dall’essere umano, evidenziando, dunque, l’importanza della comunicazione come veicolo per trasmettere e negoziare i 4 tipi di capitale all’interno della società, contribuendo così a definire l’identità e il ruolo di ciascun individuo all’interno del complesso mosaico sociale.

La comunicazione è stata e continua a essere il fondamento della nostra evoluzione come società umana. Dal latino “communicare,” che significa mettere in comune, alla società digitale odierna, essa crea legami significativi tra individui e gruppi. In un mondo in costante mutamento, la comunicazione empatica è cruciale per prosperare, è il collante che ci tiene uniti, plasmando il nostro mondo e mantenendo l’identità culturale e sociale. In un’epoca di interconnessione globale, la comunicazione resta essenziale per la comprensione reciproca e la coesione sociale.

Ti ho mostrato l’importanza della comunicazione nel nostro mondo moderno. Ora, la domanda è: cosa farai tu per migliorare la tua comunicazione e contribuire a un mondo più empatico e connesso? La sfida è tua, e l’azione comincia con te.

Sharing makes the different

BIBLIOGRAFIA

  1. Treccani, “Comunicare,” Enciclopedia Treccani, consultato su http://www.treccani.it/enciclopedia/comunicare/ (accesso il [data]).
  2. Putrino, Michele, “Comunicazione Empatica e Costruttiva nella Società Moderna,” [Nome della pubblicazione], [anno].
  3. McLuhan, Marshall, “Understanding Media: The Extensions of Man,” McGraw-Hill Education, 1964.
  4. Bolter Jay David, Grusin Richard, Remediation: Understanding New Media, MIT Press, Cambridge, 1999.
  5. Marcuse Helbert, Eros e Civiltà , Einaudi, Torino, 2001.
  6. Pagnozzi Gilda, La casa dove realtà e spettacolo convergono dentro lo schermo. Il caso Grande Fratello, Laurea in Scienze dello Spettacolo, Università di Bari, 2023.

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Le chat delle mamme

Luoghi mediali dove privato e pubblico si fondono.

Perché vengono chiamate cosi? Perché i padri non vi partecipano, anzi se ne tengono proprio alla larga e beati loro.

Mio marito quando mi vede armeggiare con il telefono ormai non pensa più che io possa avere un amante, da buon uomo medievale del sud che si è evoluto, riconosce la modalità da chat  delle mamme. 

Perché nella chat delle mamme non si discute si monologa. 

“Mamme cosa regaliamo alla maestra a Natale?” scrive una mamma 

– Peccato che sia ottobre – pensano le altre

“Sapete io ho sempre tante cose da fare” 

– ma riesce comunque a scassarmii l’utero scrivendo messaggi sulla chat dalle 5 del mattino ad oltranza – pensano le altre

il sorriso finto nella chat delle mamme

“Io vorrei comprare subito il regalo di fine anno così cancelliamo l’incombenza dalle cose da fare”  

– ma certo cara non preoccuparti prima le priorità – pensano le altre

“mio figlio è il mio primo pensiero”

– a me invece non me ne frega una cippalippa di mio figlio, l’ho messo al mondo per avere i bonus che lo stato gentilmente mi regala dopo che mi ha contato pure i peli del pube e poi mi da due spiccioli tralasciando il fatto che i bambini cacano da piccoli come mangiano da adolescenti. – pensano le altre

“mamme io sto stanca, fate voi e fate piovere”

– io invece mi gratto la patata dalla mattina quando mi sveglio e se mi sveglio altrimenti sto nel letto tutto il giorno a crogiolarmi nelle coperte di flanella che mi ha dato la nonna come una bella addormentata qualsiasi. – pensano le altre

E badate bene le altre mamme sono quelle delle controculture – di cui parla la sociologia e l’antropologia (non sono malattie, ma campi di indagine) – che si alleano in un’altra chat, dove il dialetto è la lingua madre e gli insulti sono la forma base.

Nelle controculture si combatte a gamba tesa ogni forma di tradizionalismo secondo cui la chat delle mamme ritiene valida ogni sua iniziativa.

Ma poi pensate che quasi sempre non si tratta di brevi messaggi, bensì ci troviamo davanti a papiri che piango al sol pensiero di noi con il nokia 6410 e i nostri 160 caratteri, oppure – ed è peggio diceva la buonanima di Quattrocchi – ci troviamo di fronte a vocali infiniti che di solito personalmente (bugiarde lo fate anche voi) ascolto a 2x che solo noi mamme possiamo capire. 

L’altro giorno ho fatto ascoltare un vocale della chat di classe a mia sorella – a 2x ovviamente – mio marito che ci guarda come fossimo due aliene ci dice “Ma come fate a capire?” 

Allora amore, ti spiego come potrei spiegarlo ai nostri figli cosicché lo possa capire anche tu, noi conosciamo il mammesco! Il linguaggio femminile è articolato, una donna apprende un linguaggio diverso ogni volta che raggiunge uno step, quando diventa madre c’è il mammesco. Lo so caro, voi uomini non capite per voi Si vuol dire si, NO vuol dire no. Ma voi siete soggetti semplici, noi, e lo dice pure la Mannoia, siamo dolcemente complicate. 

n.b. Per il linguaggio delle donne mi riservo di produrre ulteriore e comprovata documentazione in un altro articolo.

“Noi siamo femmine e facciamo tutto, invece i maschi si godono la bella vita” Julia 4 anni

n.b.2 nessun marito è stato maltrattato durante la stesura di questo articolo…forse prima si e dopo si.

Come al solito vi invito a condividere le torture che infliggete ai vostri mariti così da trarne ispirazione

comincio io 

Amore mi accompagni a fare shopping?

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