L’Ascesa dei Film su TikTok: La Nuova Frontiera della Distribuzione Cinematografica

Negli ultimi anni, l’industria cinematografica ha dovuto fare i conti con una vera e propria rivoluzione digitale, e uno degli strumenti che sta spingendo l’evoluzione del mondo del cinema è TikTok. Questa piattaforma di condivisione video ha conquistato milioni di utenti in tutto il mondo e ha introdotto un nuovo modo di scoprire e diffondere contenuti, inclusi i film.

Un’incredibile sinergia tra l’industria cinematografica e il mondo dei social media si è concretizzata al Festival di Cannes del 2022, poiché il prestigioso evento ha stretto una partnership epocale con la piattaforma TikTok. Nel marzo del 2022, Cannes ha fatto il suo debutto ufficiale su TikTok con un video di saluto, annunciando così una collaborazione senza precedenti. Il colosso dei video brevi, ha ricevuto l’onore di essere nominato il partner ufficiale del 75° Festival di Cannes, affermandosi ulteriormente come uno dei principali attori nell’industria dell’intrattenimento.

Ma non è finita qui: Cannes ha lanciato un’avvincente competizione chiamata #TikTokShortFilm, che ha visto protagonisti cortometraggi originali, creati e condivisi sulla piattaforma TikTok. Con una durata compresa tra i 30 secondi e i 3 minuti, questi mini capolavori hanno catturato l’attenzione del pubblico e hanno permesso ai talenti emergenti di emergere nella scena cinematografica globale.

Una giuria d’eccezione, composta da due luminari del mondo digitale e cinematografico, ha avuto il compito di valutare e selezionare i progetti più straordinari. Il famoso Khaby Lame, con oltre 2 miliardi di seguaci su TikTok, ha portato la sua creatività e la sua esperienza nel campo dei video brevi, mentre il rinomato regista Rithy Panh ha arricchito la giuria con la sua visione artistica e la sua competenza nel cinema.

Questa innovativa collaborazione ha dimostrato come il cinema e i social media possano fondersi in un’armoniosa danza creativa, aprendo nuove prospettive per il futuro dell’industria dell’intrattenimento.

L’ascesa dei profili TikTok dedicati al cinema ha aperto una nuova frontiera per la distribuzione e la promozione dei film. Sono sempre di più i registi, gli attori e gli appassionati che si rivolgono a questa piattaforma per condividere clip dei propri film, trailer, dietro le quinte e altro materiale esclusivo, raggiungendo un vasto pubblico di potenziali spettatori.

La brevità dei video su questa piattaforma è stata inizialmente vista come un ostacolo per la promozione di film, che richiedono solitamente molto più tempo per sviluppare personaggi e trame complesse. Tuttavia, molti creativi hanno saputo adattarsi a questa limitazione, creando contenuti accattivanti e coinvolgenti che catalizzano l’attenzione degli utenti in pochi secondi.

I profili TikTok dedicati al cinema sono diventati una vetrina per cortometraggi, film indipendenti, anteprime di produzioni future e persino per i grandi blockbuster. Gli utenti possono accedere a un’ampia varietà di contenuti cinematografici, scoprire nuovi film e cineasti, e interagire con i creatori attraverso i commenti e i like.

Un altro vantaggio di TikTok è la sua capacità di rendere virale un contenuto in pochissimo tempo. Un video ben realizzato e coinvolgente può essere condiviso e commentato da migliaia di utenti, aumentando la visibilità e la notorietà di un film in modo esponenziale.

Alcuni registi e case di produzione hanno anche sperimentato l’idea di realizzare film esclusivamente per TikTok. Questi “TikTok movies” sono formati da brevi episodi che vengono rilasciati regolarmente sulla piattaforma, creando suspense e interesse attorno alla trama e ai personaggi. Questo nuovo approccio alla realizzazione di film ha aperto nuove opportunità creative e ha generato un’interazione unica con il pubblico, che può partecipare attivamente alla storia attraverso i commenti e le interazioni.

Tuttavia, c’è anche un lato negativo nell’uso di TikTok per la distribuzione cinematografica. La brevità dei video può limitare la comprensione completa di una trama o di un messaggio più profondo, lasciando solo un’anteprima di ciò che un film può offrire. Inoltre, la piattaforma è spesso associata a contenuti veloci e superficiali, e ciò potrebbe non essere l’ideale per film più complessi e riflessivi.

TikTok brilla grazie ai suoi contenuti brevi e coinvolgenti, perfetti per uno spettatore moderno e sempre pronto e orientato allo “swipe up” ma il vero punto di forza è il suo algoritmo potente. Analizza le preferenze degli utenti, offrendo contenuti rilevanti ed interessanti, impara dai gusti e interazioni, presentando una sequenza di video in linea con ciò che il pubblico desidera.

La varietà di contenuti è un altro aspetto distintivo di TikTok. Dai video umoristici ai coinvolgenti mash-up e alle sfide accattivanti, la piattaforma offre intrattenimento e approfondimenti culturali per una vasta gamma di utenti.

Inoltre, il successo di TikTok può essere attribuito anche al potere dello storytelling e alla teoria della convergenza mediale, concetti sostenuti da studiosi come Henry Jenkins. TikTok ha saputo sfruttare la forza narrativa dei suoi video brevi per coinvolgere il pubblico in modo emotivo ed empatico.

Henry Jenkins, uno dei principali studiosi dei media e della cultura contemporanea, ha introdotto il concetto di “convergenza mediale”, che descrive il fenomeno in cui diverse forme di media si fondono e interagiscono tra loro. TikTok è un esempio di questa convergenza, poiché combina la videografia, la musica, l’editing e l’interazione sociale in un’unica piattaforma.

La transmedialità è un concetto strettamente collegato alla convergenza mediale e alla narrativa trasversale di cui si è parlato in relazione a TikTok. Si riferisce alla pratica di espandere e approfondire una storia o un’esperienza narrativa attraverso diverse forme di media, piattaforme e canali di comunicazione.

la transmedialità

Nel contesto di TikTok, la transmedialità si manifesta quando gli utenti creano e condividono contenuti che si estendono oltre la piattaforma stessa. Ad esempio, un video breve su TikTok potrebbe ispirare un utente a creare un post su Instagram, un thread su Twitter o un video più lungo su YouTube, ciascuno dei quali contribuisce in modo complementare alla narrazione complessiva.

Questa pratica di espandere la storia su diverse piattaforme offre un’opportunità per coinvolgere un pubblico più ampio e diversificato. Gli utenti possono essere attratti da uno specifico contenuto su TikTok e successivamente essere indotti a seguire ulteriori sviluppi e dettagli della storia su altre piattaforme, creando così una maggiore partecipazione e coinvolgimento da parte del pubblico.

La transmedialità su TikTok può anche coinvolgere altre forme di media, come la musica, le immagini, i testi o i giochi, consentendo una profonda integrazione di diversi aspetti creativi in un’unica esperienza narrativa. Questo approccio trasversale permette di raggiungere un pubblico più vasto, interconnettendo le storie e le esperienze su piattaforme e media diversi.

E tu, cosa ne pensi?

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Tu pensi che tutto questo non abbia a che fare con te?

Se credi di essere intelligente allora devi leggere questo articolo.

Nel 1967 fu pubblicato in Italia il volume del sociologo canadese Marshall McLuhan “Understanding Media: The Extension of Man” (io ho questa versione con la prefazione di Peppino Ortoleva). Questo personaggio, definito poi guru della comunicazione, sosteneva che un giorno la tecnologia sarebbe stata un’estensione del nostro corpo e che – anzi – lo stava già facendo dalla notte dei tempi.

Parla la gente purtroppo parla e non sa di che maglione ceruleo di Andy parla. Cit. Måneskin

A detta di questo luminare la parola parlata è (stato) un media. Scopriamo grazie a McLuhan che linguaggio ha fatto con l’intelligenza ciò che la ruota ha fatto con il corpo o più precisamente con i piedi : ha estenso l’uomo, lo ha fatto progredire, lo ha trasportato in avanti. Per il visionario autore, i media sono metafore, questo termine di derivazione greca – metaphérein – significa trasportare e dunque nella fattispecie trasformare mittente, ricevente e messaggio.

Quello che accade guardando la televisione, per citare un esempio concreto, è una trasformazione della nostra esperienza. Mentre siamo davanti allo schermo in realtà non restiamo fermi, ma viaggiamo – grazie anche al nostro retaggio culturale – vivendo un’esperienza multisensoriale.

Ora, dove voglio andare a parare? Voglio soffermarmi sulle critiche sollevate dai più nei confronti del mezzo televisivo e/o dei nuovi media e dei loro contenuti.

Molto spesso abbiamo sentito la frase “da quando c’è la TV la gente non comunica più” o ancora “lo smartphone ha ucciso la comunicazione”. Questa convinzione è sbagliata! Perché?

Perché non è cambiato nulla, o meglio, è cambiata la natura dello scambio simbolico.

Mi spiego.

Al principio gli uomini si servivano dei simboli per comunicare. Ve le ricordate le caverne dell’Homo erectus tutte imbrattate? Roba che se adesso vedi un ragazzetto che disegna sui muri chiami il sindaco Nardella per il placcaggio. Per molti secoli la comunicazione ha generato uno scambio tra individui che conoscono lo stesso codice e nel passato (solo? ne siamo sicuri?) questo era uno strumento di potere in mano alle istituzioni politiche, religiose e scolastiche.

“Levati, levati, ma che ca**o fai! (2 volte)” by Nardella

La connessione esistente tra i mezzi di comunicazione oggi diventa un sistema unico. Questa tesi, nell’ambito dei media studies, prende il nome di Convergenza.

La potenza dei media e dunque della comunicazione in generale sta nel fatto che essi diventano una istituzione accanto a quelle tradizionali poiché, oltre a veicolare un contenuto simbolico e una realtà oggettivata, determinano un regime totalitario – un Big Brother – che prende il comando delle menti e allo stesso tempo si fa condizionare dall’esterno in un do ut des continuo. La verità espressa dai media non richiede alcuna dimostrazione, essa esiste a prescindere perché si adatta alle varie piattaforme distributive incarnandosi secondo le regole della convergenza.

La Convergenza non è un processo nuovo, ma come abbiamo già visto, esiste da sempre.

I media (considerando la parola parlata) si sono sempre sovrapposti mescolati e ibridati e se un tempo estendevano il nostro corpo ora creano degli ambienti, delle vere e proprie case entro cui realtà e finzione convergono.

Non facciamo l’errore di considerare questo fenomeno alla stregua di un cambiamento tecnologico: noi siamo tecnologia, il mutamento lo viviamo insieme. Non consideriamolo un punto di arrivo, ma un processo in continua evoluzione.

Pensateci bene: prima il libro veniva stampato e l’unico modo per accedervi era la lettura: serviva la vista. Ora un libro può essere letto ed ascoltato, gli audiolibri e i podcast li conosciamo tutti vero? Dunque il testo scritto assume diverse declinazioni e viene condiviso seguendo le regole della convergenza.

c’è un pò di internet in questo libro.

Quindi il nuovo modo di comunicare non ha disunito, a dirla tutta ha fatto un’opera di inclusività (tipo opera di bene). Siete d’accordo?

La digitalizzazione ha semplificato l’accesso all’uomo permettendogli di interagire in qualunque tempo e modo con diversi contenuti multimediali interconnessi tra loro.

Mi piace poter utilizzare la domanda di Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada a proposito del maglione “ceruleo” di Andy: “Tu pensi che tutto questo non abbia a che fare con te?”.

Scrivilo nei commenti, se ti va.

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Chiedilo ai Media

Quando la televisione ti capisce più delle persone

Quanti di voi non hanno mai sentito questa domanda: “Perché sei nervosA?” Volutamente mi sono espressa alla terza persona singolare femminile, perché nevosE siamo noi, le donne, quelle che hanno l’utero, il ciclo, i figli. Mai abbiamo sentito “Perché sei nervosO?”. MAI. Perché il singolare maschile nervoso non lo è mai. Grazie ad Adamo!

Si fatemi una foto quando sono nervosa!

Partiamo dal principio. Superiamo il gap della mela che ormai tutto il mondo è convinto che la colpa del peccato originale ricada su di noi a causa di una mela, mai immaginando che secoli dopo, l’uomo che quella mela morsicò cambiò il mondo della comunicazione tra esseri viventi e non mi esprimo, almeno per il momento, sulla qualità del cambiamento. Mele a parte ci dedichiamo alla motivazione per la quale noi donne, provviste di nervosismo fornito nella confezione al momento dell’acquisto, siamo spesso di malumore.

Tutto dipende dal nostro: carico mentale

quello che nessuno sa cosa è fino a che non gli si dà un nome. Io lo chiamo flusso di coscienza. In cosa consiste? Immaginatevi un flusso di acqua. Pensate a quello che accade al vostro orecchio, ma anche alla vista, quando aprite un rubinetto. 

Bene. La prima cosa che vi è venuta in mente è sicuramente la pressione 

quella che si alza quando tuo marito va a fare la doccia dopo che avete pulito il bagno, che poi diciamolo non è per il fatto che abbiamo pulito il bagno, ma è per il fatto che lui può farla e voi no! A voi le piattole nella pesca a lui tutto bello profumato.

Cucu alle piattole nella pesca

Ma torniamo a noi 

Ora invece pensate alla mente come un labirinto e unite mente e pressione. Che succede? Il patatrac. 

Perché? Semplice il corpo è un organo multisensoriale. Ciò significa che ogni metro quadrato dell’organismo, anche gli organi interni, hanno la capacità di sentire.

Il carico mentale, quindi è una serie ininterrotta di pensieri che attraversano la mente e traducono al corpo un’azione. Helbert Marshall McLuhan, noto scrittore visionario, sosteneva che i media fossero delle metafore proprio perché erano capaci di trasportare – come d’altronde fa una metafora – il mittente il ricevente e il messaggio e al tempo stesso lo trasformano. E se ci pensiamo bene noi siamo come dei media, per esempio come una televisione: conteniamo tutti i generi.

Alzarsi, lavarsi (forse), lavare gli altri, lavare le cose/case (libri, auto, viaggi, fogli di giornale…), scuola figli, bisogni del cane, cucinare, pulire, ripresa dei figli, lavarsi (forse), lavare gli altri, lavare cose. A questo bisogna aggiungere: il lavoro se c’è e se non c’è, il marito che se fa i danni e colpa tua, se non fa niente è colpa tua, se fa troppo è colpa tua; i figli che se non fanno niente è colpa tua, se fanno troppo è colpa tua e se fanno i danni ti devi alzare lasciare tutto ciò che stai facendo (inclusa la cacca se sei una mamma fortunata) e correre. Correre è il primo passo per non farti sopraffare dal carico mentale. 

L’importante è il mezzo, cioè mettersi in movimento, poi se raggiungi il fine poco importa, tanto una donna nervosa qualunque cosa farà sbaglierà. A questo carico quindi va aggiunto il margine d’errore ed il pensiero che ne scaturisce sia prima che dopo. 

Allo stato mentale bisogna necessariamente affiancare la forma fisica: il ciclo, mal di testa ormonali, male alle ossa, spalla, stomaco, patologie conclamate e non (che Giorgia Soleri – aka Giorgia fidanzata di Damiano dei Måneskin – spostati proprio). 

Potrei sciorinare un flusso continuo di eventi esterni, interni e circolari come il luogo di lavoro e la propria casa: sono luoghi sani o vivono specie nevrotiche come te? E poi la scuola dei figli, le chat delle mamme, le attività extrascolastiche, i gonfiabili, i parchi….

Per non parlare dei dialoghi con noi stesse che ci fanno sentire delle pazze squilibrate, be vi sdogano la verità: lo facciamo tutti, chi lo nega mente spudoratamente!

Non voglio fare la femminista che porta rosso su bianco la vendetta per essere state fornite di apparato genitale femminile, non voglio sottolineare il perché le femmine riescono a sopportare il carico mentale grazie allo stabile cromosoma XX rispetto all’instabile XY. Non voglio farne una questione di genere, veramente! Ma almeno non ci rompete le ovaie quando vogliamo vedere la televisione che è l’unico membro (termine non utilizzato per sostituire quello colorito)  di famiglia che ci comprende perché è l’unico che può paragonarsi a noi! 

Tanto non possiamo piacere a tutti, non facciamocene un problema.

n.b. per chi non si sentisse abbastanza rappresentata può raccontarmi tutti i propri carichi mentali. Condividerli può alleggerire. Oppure può in alternativa commentare qui sotto, valgono anche gli insulti.

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