Il Metaverso: Dove Realtà e Fantasia si Scontrano in Modo Piacevolmente Confuso.

Nel vasto universo digitale che continua a espandersi a un ritmo sconvolgente, è emerso un nuovo fenomeno che sta catturando l’immaginazione di milioni di persone: il metaverso. Un luogo virtuale in cui la realtà e la fantasia si fondono in un turbinio di pixel e codice binario. Ma cosa è veramente il metaverso? È un’alternativa all’alienazione sociale o semplicemente un altro modo per evitare di stirare i panni sporchi? Scopriamolo insieme, in modo divertente e un po’ sarcastico.

un turbinio di pixel e codice binario

Il 23 giugno del 2003 fu lanciato da Linden Lab, grazie al suo designer, il fisico Philip Rosedale: Second Life. Questo altro mondo online è stato uno dei primi esempi di un ambiente virtuale tridimensionale in cui gli utenti potevano interagire tra loro e creare contenuti. Ha avuto un notevole successo nel periodo in cui è stato lanciato, ma la sua adozione di massa è stata limitata. Quindi, mentre Second Life può essere considerato un precursore del concetto di metaverso, il metaverso stesso è una visione più ampia e ambiziosa di un ambiente virtuale condiviso. Il futuro del metaverso è ancora in fase di definizione, ma l’interesse e gli sforzi per realizzarlo continuano a crescere.

Il metaverso è come una grande festa in cui tutti sono invitati, ma nessuno sa veramente cosa fare. Puoi creare il tuo avatar perfetto, comprare abiti di design virtuali e socializzare con persone di tutto il mondo senza dover affrontare i fastidi delle interazioni reali. Ma attenzione! Non dimenticare mai che nel metaverso, l’erba è sempre più virtuale. Quindi, se ti dimentichi di annaffiarla, rischia di scomparire nel nulla, insieme ai tuoi sogni di grandezza.

Sì, il metaverso può sembrare divertente e appassionante, ma come tutte le cose belle, c’è sempre un lato oscuro. Molti si sono persi tra i meandri di questa realtà digitale, abbandonando le responsabilità quotidiane per inseguire chimere virtuali. L’addiction al metaverso è un fenomeno reale, dove le persone preferiscono trascorrere ore a navigare tra mondi immaginari anziché affrontare il mondo reale. Quindi, assicurati di fare delle pause e tornare alla realtà ogni tanto, altrimenti rischi di finire senza soldi, senza amici e con la reputazione di essere “quello che vive nel metaverso”.

Uno dei lati divertenti del metaverso è la sua capacità di parodiare la vita reale. Puoi essere un supereroe, un musicista di successo o un imprenditore di fama mondiale, tutto con un semplice clic. Tuttavia, ricorda che la parodia è solo una copia imperfetta dell’originale. Quindi, se pensi di essere davvero bravo nel metaverso a ballare come Michael Jackson, forse potresti fare una prova nella tua camera da letto prima di fare figuracce in pubblico.

Una delle caratteristiche del metaverso è la possibilità di interagire con gli altri attraverso la realtà virtuale. Puoi incontrare sguardi intensi e sostenere conversazioni profonde, ma ricorda che nella realtà virtuale tutto può diventare imbarazzante. Immagina di guardare qualcuno negli occhi con il tuo avatar, solo per scoprire che sta cercando disperatamente di afferrare una pietra immaginaria nel mezzo della stanza. Un consiglio: mantieni sempre il tuo equilibrio e ricorda che la realtà virtuale non è così virtuosa come potresti pensare.

restiamo umani

Il metaverso è un luogo affascinante, pieno di opportunità e risate. Tuttavia, non dimentichiamoci della nostra umanità e della bellezza che si trova nel mondo reale. Può essere una piacevole evasione, ma è importante ricordare che non dobbiamo perdere il contatto con la realtà. Quindi, immergiti nel metaverso con un sorriso sulle labbra, ma tieni sempre una mano saldamente ancorata al mondo reale.

E tu, cosa ne pensi?

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Che palle essere donne.

Anzi forse “che utero” sarebbe più appropriato.

Una mia amica dice che ci andrà meglio nella prossima vita.

Che palle, ma proprio a me doveva capitare sto stronzo di team.

Se credessi nella resurrezione, potrei anche trovare un motivo per sperare, ma purtroppo non ci credo. Quando morirò, diventerò semplicemente polvere, senza possibilità di una nuova vita. Vi immaginate se dovessi rinascere nuovamente donna?

Per favore, se qualcuno mi ascolta, datemi “le palle”… intendo quelle da uomo, non gli attributi, dato che ne sono già fornita.

La scelta va in un’unica direzione, lo ripeto come un mantra a mia figlia: studio, lavoro, fidanzato, casa, famiglia. Pensati professionista, pensati lavoratrice e poi se hai tempo pensati donna. Essere donna è una sfida, mia cara figlia, e non perché l’ho deciso io, ma è una realtà della vita.

La donna professionista viene guardata in cagnesco, dai non ce la raccontiamo!

Ricordo ancora i visi beffardi di fornitori, rappresentati e varie ed eventuali figure che desideravano collaborare con la mia azienda quando chiedevano di parlare con il titolare ed io dietro al bancone rispondevo “Eccomi, sono io il titolare”. Me lo ricordo bene, pensavano di fregarmi mostrando un sorriso stupito e quasi mi deridevano in faccia.

Per un periodo ho pensato di disegnarmi un pene sul viso così – almeno – avrei fornito loro una motivazione valida per ridere. 

I miei colleghi quando ho disegnato un pene sulla faccia.

Non desidero apparire come una donna insoddisfatta e lamentosa che si piange addosso. No, assolutamente no. Sono pienamente soddisfatta della mia vita. Anzi, posso vantarmi di aver avuto due figli, di aver gestito due locali nel centro della mia città e nel contempo essermi laureata non una, ma ben due volte, di avere una casa, un marito che mi ama. Non c’è altro che provare orgoglio verso se stessi e una grande soddisfazione. Tuttavia, durante la ricerca di lavoro, la risposta è sempre “Pur avendo apprezzato il Suo profilo, abbiamo deciso di orientare il percorso di selezione verso candidati con caratteristiche che meglio si adeguano alle specifiche competenze del ruolo ricercato”

L’ultima volta non ho resistito e ho deciso di rispondere, anche perché a silurarmi – così come indicato nella firma della mail – era tutto un TEAM delle risorse umane di un’azienda, che aveva – giustamente – preteso curriculum in formato elettronico più curriculum riscritto punto per punto insieme ad una lettera di presentazione – che avrei fatto prima a fare un colloquio e buonanotte – e nonostante tutto il TEAM si sia scomodato per rispondermi, ha pure sbagliato il mio nome! Ora è vero – mea culpa – non avevo letto che questo capo di minchia cercava un impiegatO, non unA impiegatA, quindi mi è venuta voglia di rispondere così:

“Caro Team di Selezione del Gruppo Tal dei Tali,

Vi ringrazio immensamente per aver apprezzato il mio profilo per la posizione di STAGE impiegatO. È davvero rassicurante sapere che il mio profilo è stato gradito, anche se non abbastanza per il vostro ruolo. Sono sicura che le “specifiche competenze” richieste siano qualcosa di così unico e straordinario che solo un ristretto gruppo di individui eccezionali può possedere.

È fantastico sapere che avete deciso di orientare il percorso di selezione verso candidati che si adattano meglio a queste caratteristiche speciali. Mi chiedo cosa faccia realmente la differenza tra me e questi super candidati! Forse sanno parlare con le piante, leggere la mente dei contabili o addirittura volare? Sono curiosa di sapere quali competenze straordinarie cercate per questa posizione.

Tuttavia, non preoccupatevi, non mi scoraggio facilmente. Continuerò la mia ricerca di un’opportunità che sia all’altezza delle vostre aspettative celestiali e che richieda competenze veramente fuori dal comune. Spero solo che il mondo sia pronto per una candidata del mio calibro.

Vi ringrazio ancora per avermi dato l’opportunità di sognare di far parte di un team così eccezionale. Spero che, un giorno, possiate trovare quel candidato perfetto che possiede le competenze speciali che cercate.

Distinti saluti,

UnA CandidatA con Competenze Troppo Banali per la Vostra azienda.

P.S.: Giusto per essere chiari, il mio nome è Gilda Pagnozzi non Giada PagnAzzi.”

Ma certo, perché una donna di 42 anni con figli e una laurea dovrebbe rimanere a casa a svolgere il ruolo di madre e non infastidire gli altri. È davvero la realtà più sensata e gratificante, non c’è dubbio. Si, ma per chi?

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FINALMENTE È FINITO SANREMO!

È davvero finito Sanremo?

Invece no! Da oggi tutto ciò che è successo nella settimana del Festival si ripercuoterà sui Vip e Nip. Chi parlerà di Sanremo lo farà con cognizione di causa anche se non avrà seguito nemmeno un minuto della kermesse canora in onda su Raiuno dal 7 all’11 febbraio.

Suonami la vita Sanremo del mio cuore

Ma come mai? (direbbe Deianira Marzano)

Si tratta del fenomeno della transmedialità – cito la definizione – ogni contenuto prodotto durante il programma è riuscito a viaggiare su più piattaforme e ad incarnarsi sui vari media secondo le regole della convergenza.

La gara non conta più, degno di nota è invece il contorno e considerando il fatto che quest’ultimo è stato costruito ad arte dai guru della comunicazione sociale di marketing: The Ferragnez, è successo che Sanremo ha bucato una volta per tutte lo schermo innervandosi nei tubi della rete social.

E come ha fatto?

Si è servito di una figura Caronte: Chiara Ferragni, la nota influencer imprenditrice digitale fashion blogger e paladina della giustizia di noi donne, madri, imprenditrici lavoratrici dipendenti ma non delle casalinghe!

E così da donna madre e imprenditrice Chiara ha venduto al Servizio Pubblico tutto di sé. Durante la prima serata ha mostrato l’essere donna senza alcuna vergogna mostrando il suo corpo fekenudo; poi come madre spiattellando in primo piano sul palco dell’Ariston la gigantografia dei suoi figli ed infine durante la serata clou – la finale – sputtanando il marito in mondovisione come a dire “comando io” per glissare su quella risposta imbarazzante regalata sul piatto d’argento a quell’attentissima schiera di giornalisti che altro non aspettava che un errore della nostra Chiara nazionale.

Per i meno attenti riporto l’accaduto: Paolo Giordano giornalista de Il Giornale chiede:”Che ne pensi dei testi (misogini e poco inclusivi) che Fedez scriveva un pò di tempo fa?” e Chiara risponde “Chiedetelo a lui”.

la schiera di persone in attesa di un errore di Chiaretta nazionale.

Siamo consci che l’attenzione focalizzata negli anni del buon festival è stata ex abrupto spostata sulla vita della coppia più seguita dei social. E no, non stiamo parlando di CR7 e consorte ne tanto meno di Harry e Meghan. The Ferragnez è ormai un brand.

Fa strano accostare un sostantivo che riferisce di una costruzione artificiale ad una persona in carne ed ossa. Eppure oggi nell’era del metaverso tutto ciò è assolutamente normale. E qui voglio sottolineare quest’ultimo sostantivo utilizzato dalla Signora Ferragnez in modo banale ed autoreferenziale come un verbo transitivo.

Provo a snocciolarvi la questione nonostante ad un certo punto, durante il suo discorso, mi sanguinavano le orecchie.

Inizia con “Ciao Bimba” che diciamocelo neanche noi millennial/boomer ci chiamavamo così nell’età della chat C6.

Finisce con il sessismo normalizzato, pensati libera e una serie di abiti un pò too much che alla fine diventano degli stereotipi.

Ebbene si, abbiamo pagato il canone per avere in cambio il celeberrimo messaggio promozionale senza dicitura inserita come per legge.

Ci siamo fatti intortare da un linguaggio bambinesco sulla scia di un’emotainment ereditato da Stranamore e seguenti. Ma in fondo che cosa siamo noi se non i figli di Edipo, colui che uccise il padre in luogo al desiderio di possesso? Siamo una società atomistica legata al capitalismo, inutile negarlo e fanculo, noi non vogliamo lo spazio libero vogliamo partecipare.

E come partecipiamo? Commentiamo sui social, suscitiamo discussioni, diamo vita a nuovi spunti che verranno poi utilizzati al Sanremo dell’anno prossimo affinché un’altra Chiara Ferragni nostrana possa imbalsamarsi sul palco a parlare di se stessa, illudendoci che il suo intento sia difendere le donne dal sessismo e non autocelebrarsi. (Si, come no)

Siamo in TV dove realtà e spettacolo convergono dentro lo schermo.

E tu che ne pensi di Chiara e family? Ti sei sentita rappresentata?

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