Chiedilo ai Media

Quando la televisione ti capisce più delle persone

Quanti di voi non hanno mai sentito questa domanda: “Perché sei nervosA?” Volutamente mi sono espressa alla terza persona singolare femminile, perché nevosE siamo noi, le donne, quelle che hanno l’utero, il ciclo, i figli. Mai abbiamo sentito “Perché sei nervosO?”. MAI. Perché il singolare maschile nervoso non lo è mai. Grazie ad Adamo!

Si fatemi una foto quando sono nervosa!

Partiamo dal principio. Superiamo il gap della mela che ormai tutto il mondo è convinto che la colpa del peccato originale ricada su di noi a causa di una mela, mai immaginando che secoli dopo, l’uomo che quella mela morsicò cambiò il mondo della comunicazione tra esseri viventi e non mi esprimo, almeno per il momento, sulla qualità del cambiamento. Mele a parte ci dedichiamo alla motivazione per la quale noi donne, provviste di nervosismo fornito nella confezione al momento dell’acquisto, siamo spesso di malumore.

Tutto dipende dal nostro: carico mentale

quello che nessuno sa cosa è fino a che non gli si dà un nome. Io lo chiamo flusso di coscienza. In cosa consiste? Immaginatevi un flusso di acqua. Pensate a quello che accade al vostro orecchio, ma anche alla vista, quando aprite un rubinetto. 

Bene. La prima cosa che vi è venuta in mente è sicuramente la pressione 

quella che si alza quando tuo marito va a fare la doccia dopo che avete pulito il bagno, che poi diciamolo non è per il fatto che abbiamo pulito il bagno, ma è per il fatto che lui può farla e voi no! A voi le piattole nella pesca a lui tutto bello profumato.

Cucu alle piattole nella pesca

Ma torniamo a noi 

Ora invece pensate alla mente come un labirinto e unite mente e pressione. Che succede? Il patatrac. 

Perché? Semplice il corpo è un organo multisensoriale. Ciò significa che ogni metro quadrato dell’organismo, anche gli organi interni, hanno la capacità di sentire.

Il carico mentale, quindi è una serie ininterrotta di pensieri che attraversano la mente e traducono al corpo un’azione. Helbert Marshall McLuhan, noto scrittore visionario, sosteneva che i media fossero delle metafore proprio perché erano capaci di trasportare – come d’altronde fa una metafora – il mittente il ricevente e il messaggio e al tempo stesso lo trasformano. E se ci pensiamo bene noi siamo come dei media, per esempio come una televisione: conteniamo tutti i generi.

Alzarsi, lavarsi (forse), lavare gli altri, lavare le cose/case (libri, auto, viaggi, fogli di giornale…), scuola figli, bisogni del cane, cucinare, pulire, ripresa dei figli, lavarsi (forse), lavare gli altri, lavare cose. A questo bisogna aggiungere: il lavoro se c’è e se non c’è, il marito che se fa i danni e colpa tua, se non fa niente è colpa tua, se fa troppo è colpa tua; i figli che se non fanno niente è colpa tua, se fanno troppo è colpa tua e se fanno i danni ti devi alzare lasciare tutto ciò che stai facendo (inclusa la cacca se sei una mamma fortunata) e correre. Correre è il primo passo per non farti sopraffare dal carico mentale. 

L’importante è il mezzo, cioè mettersi in movimento, poi se raggiungi il fine poco importa, tanto una donna nervosa qualunque cosa farà sbaglierà. A questo carico quindi va aggiunto il margine d’errore ed il pensiero che ne scaturisce sia prima che dopo. 

Allo stato mentale bisogna necessariamente affiancare la forma fisica: il ciclo, mal di testa ormonali, male alle ossa, spalla, stomaco, patologie conclamate e non (che Giorgia Soleri – aka Giorgia fidanzata di Damiano dei Måneskin – spostati proprio). 

Potrei sciorinare un flusso continuo di eventi esterni, interni e circolari come il luogo di lavoro e la propria casa: sono luoghi sani o vivono specie nevrotiche come te? E poi la scuola dei figli, le chat delle mamme, le attività extrascolastiche, i gonfiabili, i parchi….

Per non parlare dei dialoghi con noi stesse che ci fanno sentire delle pazze squilibrate, be vi sdogano la verità: lo facciamo tutti, chi lo nega mente spudoratamente!

Non voglio fare la femminista che porta rosso su bianco la vendetta per essere state fornite di apparato genitale femminile, non voglio sottolineare il perché le femmine riescono a sopportare il carico mentale grazie allo stabile cromosoma XX rispetto all’instabile XY. Non voglio farne una questione di genere, veramente! Ma almeno non ci rompete le ovaie quando vogliamo vedere la televisione che è l’unico membro (termine non utilizzato per sostituire quello colorito)  di famiglia che ci comprende perché è l’unico che può paragonarsi a noi! 

Tanto non possiamo piacere a tutti, non facciamocene un problema.

n.b. per chi non si sentisse abbastanza rappresentata può raccontarmi tutti i propri carichi mentali. Condividerli può alleggerire. Oppure può in alternativa commentare qui sotto, valgono anche gli insulti.

Sharing makes the difference.

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Ciao Globo digitale

Sono Gilda. Amo scrivere. Sono sicura che la scrittura può salvare dai mali del mondo. Credo che scrivere sia condividere con gli altri, ma soprattutto con noi stessi.

Sono una mamma, una moglie, una studentessa, un’imprenditrice (sulla carta, non digitale), ma prima di tutto sono una NIP -normal inutil people- di 41 anni.

Normal un pò come quelli/e mi leggeranno. Inutil come chi sceglierà di non leggermi. A questo proposito voglio essere chiara: non faccio differenze di genere, né tanto meno di normalità, né altrettanto di intelligenza! Per me siete tutti parte di quella categoria di cui sopra: NIP.

Da quando ho cominciato a parlare ho sempre avuto difficoltà a rivolgermi alle persone distinguendone il genere (giuro: potrei dire ad un uomo “brava” e ad una donna “bravo”) perché ho dato importanza al cervello, organo promiscuo (oppure ho dei problemi di linguaggio, ma ci sarà modo di approfondire). Per cui non scassate le ovaie con la storia degli asterischi e delle “e” al contrario capovolte perché se vogliamo dirla tutta nel lontano 2014 ho utilizzato questo carattere speciale per farne un marchio per un’idea spaziale che avrò modo di approfondire nei prossimi articoli.

In più per me le persone sono tutte uniche nel loro genere, la normalità è un concetto astratto e tutti siamo utili e nessuno indispensabile.

Mi piace scrivere di tutto, amo i media, la letteratura, l’arte in tutte le sue forme e tutte queste tre cose mescolate insieme: una convergenza mentale insomma.

Sono alla mia seconda laurea – se unibah non fa i danni burocratici – in Scienze dello spettacolo con una tesi in Storia della televisione e dei nuovi media…a cosa mi servirà? Anche questa domanda (che mi viene posta ogni 2 per 3) avrà la sua degna risposta in un articolo.

n.b. avrò modo di spiegarvi che però non sempre l’età anagrafica coincide con quella biologica senza rubare il mestiere agli scienziati, i tuttologi li lascio su faccia libro.

Amo il mare e la montagna: la seconda passione l’ho ereditata, mentre il mare scorre nelle mie vene salentine. Potrei morire senza il suo profumo e infatti dopo una parentesi romana (al mare di Ostia) sono tornata in Puglia con i funghi sulla schiena.

Sono un’incredibile romantica, tuttavia da quando ho 2 figli sono più nevrotica è per questo che la condivisione mi fa sentire meno sola in un universo di persone nevrotiche. Dico sempre che la maternità mi ha cambiato…in peggio. Basta essere falsi e moralisti, con tutto il rispetto per chi non può avere figli, credetemi, lo dice una che secondo una dottoressa avrebbe dovuto adottare, ma qualcuno dovrà più dirlo: la vita con bambini è bellissima è vero, però dite addio ad un sacco di cose, al sonno in primis e non le canoniche 8 ore, seh quello è utopia pura. Non preoccupatevi ci sarà modo di elencarle tutte, è una minaccia. Ah ecco odio i falsi moralisti! Tutti paraderetani (mamma mia che spreco di parole).

Sarà difficile per me non esprimermi in maniera colorita,  vi prometto che mi impegnerò a farlo, al momento dono 1€ al salvadanaio della vacanza familiare per ogni parolaccia detta, cercherò di utilizzare sinonimi che si avvicinano il più possibile alla realtà perché, ahimè il mio è un bisogno, un’esigenza. La parolaccia esplicita il significato nascosto tra le parole vera e mente.

Ridere ti salva dai guai, se ridi di te stessa allora sei a buon punto.

Con questa citazione vi saluto. Se avete domande o curiosità lasciate un commento. Potete anche insultare, vi sfido, vediamo chi è più brava/e/i/o/u. Attenzione c’è solo una regola non usare termini squallidi come sostiene Selvaggia Lucarelli. Date prova di voi stessi alla ricerca del sinonimo più congeniale (sappiate però che “membro” in sostituzione della parola che inizia con la “c” è davvero banale, potete fare di più)

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